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- Umberto Eco



The Wonders of Translation

05 agosto 2009 -  pagina 38 -  sezione: CULTURA

Di fronte a chi traduce, l'ammirazione spesso prende il senso dello stupore: il tal dei tali, come sa bene il tedesco! o l' inglese! o il greco! Ma che significa "sapere" una lingua che nonè la nostra? Certo, la lingua familiare, materna, la sappiamo quasi senza prenderne coscienza, e spesso malgrado a scuola ci insegnino grammatica e sintassi, continuiamo a intrattenere con essa una confidenza innocente, ingenua. Mentre con la lingua estranea, che impariamo, la relazione è sempre "riflessiva", e il possesso rimane precario, proprio perché insidiato dalla coscienza che quella lingua non ci appartiene.


In più, quando ci si trovi di fronte a un fenomeno di scrittore come Shakespeare, non solo ci ritroviamo in una lingua estranea - l' inglese elisabettiano, che non è affatto l' inglese che ci serve a viaggiare per il mondo - ma di fronte a una creazione linguistica che rispetto alla lingua inglese è unica. L' Amleto è un assoluto àpax. Capite? È una scoperta lapalissiana, ma insisto: non basta sapere l' inglese per scrivere Amleto. Bisogna essere Shakespeare. Come non basta sapere l' inglese per tradurlo.


-Nadia Fusini

L'articolo non è completo.  A leggerlo, vai:
Repubblica.it